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Astinenza d'Anima

  • Immagine del redattore: @AleCarchia
    @AleCarchia
  • 30 giu 2021
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 1 lug 2021

Può capitare di mettere in stand-by la propria vita.

Una pausa tanto lunga quanto sofferta, una difficile convivenza tra il sé, forgiato dagli anni di successi e batoste condito da persone sbagliate e dall'amore dato e ricevuto, ovvero la vita che chiede giustizia nell'essere vissuta.

Lo shock superato crea un vuoto, una risacca di emozioni nella quale ci si perde, senza orientamento, direzione e forza, abbattuti dalla fatica del prima e impauriti dalla non conoscenza di un futuro incerto e ricco di insidie create molto spesso dalle nostre menti contorte e autolesioniste.

Siamo in balia di questa corrente che scava sotto i nostri piedi, ci affossa e ci spinge verso il basso delle sabbie mobili della mente; ci si perde nei ragionamenti, ci si intestardisce nelle convinzioni, ci si accusa, processa e condanna fino all'assoluzione che sa di pentimento e redenzione coercitiva.


Il tasto pausa lo dovremmo usare, per bloccare nella storia della nostra vita le tappe felici e per questo memorabili del nostro cammino, invece falliamo miseramente, cancelliamo in fretta quei files, li sovrascriviamo con sconfitte, delusioni e abbattimenti.

Ci affossiamo nella nostra incapacità e ci dileggiamo per la nostra poca cura verso noi stessi.

Siamo carnefici quindi del nostro destino, imponendoci traguardi irraggiungibili o poco stimolanti, accompagnandoci a delle parentesi, talmente tonde, delineate e nette che sono già di per se gabbie, ci costringono a vedere l'immediato, ponendo un ostacolo alla nostra lungimiranza.


Perdiamo quindi il controllo di noi stessi, a livello mentale, fisico ed emotivo, entrando in sofferenza, per colpa dell'astinenza che abbiamo da noi stessi, non ascoltandoci, non donandoci a noi, spazi e confini nuovi che meglio si addicono al nuovo status raggiunto.

Nelle nostre gabbie dorate sappiamo di poterci fare male da soli, godiamo quando possiamo scaricare sugli altri frustrazioni e responsabilità.

Ci siamo vaccinati rispetto alla presa di coscienza, l'autoanalisi e la cura dell'Io, gettandoci tra le braccia dell'assoluzione piena, per ridurre i nostri affanni e vivere meglio, ignari del danno che da soli stiamo provocando a noi stessi e a coloro che ci gravitano attorno con costanza e abnegazione.


Qualcosa urla nelle viscere, qualche messaggio in superficie arriva, ma siamo ormai assuefatti dall'incapacità di essere calati nella realtà che vediamo i nostri bisogni sempre più vividi se esterni a noi, lontani ma definiti, perdendo di attenzione su ciò che ci tocca da sotto l'epidermide.

Siamo diventati animali talmente sociali da aver soffocato le nostre individualità, sedato gli istinti e dato ratio ad ogni stimolo, siamo caduti nella trappola tesa da noi stessi, siamo sprofondati nell'egoismo mascherato da affabilità, sorriso in faccia pronti ad uno scatto che ci immortali sereni e pacifici, nascondendo demoni e tensioni.


La pausa sembra essere incollata, quel dannato tasto non ritorna su, ma registra continuamente gli scoramenti e le delusioni, stride il nastro sulle logore rotative che ci conducono avanti nel tempo e indietro nella vita.

Immobilizzati non possiamo far altro che crearci i nostri schemi, le nostre routine in cui rifugiarcisi, protetti e illusi, come sotto il cuscino nascondendo il mondo alla vista emulando Schrödinger nel confondere la realtà con le sue infinite possibilità.


Una bonaria battuta d'arresto in questa situazione si rivela devastante quanto un uragano, dilania le convinzioni e affossa le speranze, in pausa tutto si distorce e assume un significato immanente come un gigantesco masso nel ruscello, che non può essere trasportato via, anzi ne complica l'incedere, prosciuga la foce e asseta il nostro futuro.


La passione può redimerci, farci fare una manovra dolorosa e rischiosa, per condurci fuori da questo pantano, uno stacco verso il tasto di avvio, il ritorno ad uno scorrere lento, tra insenature, cascate e salti. L'uscita dallo stallo sta in questo, nell'idea di, dopo aver toccato il fondo, lanciarci verso il pelo della nostra esistenza, sfondare una barriera costruita e rafforzata dalle delusioni, una scorza dura, inattaccabile altrimenti da sentimenti, volontà e desideri.


Il compimento di questo processo di riavvio esistenziale non è comunque senza costi: doloroso per se e per gli altri, mette in crisi relazioni e progetti. Si esce modificati, indeboliti e insicuri, pronti a richiuderci a riccio... pronti a metterci nuovamente in pausa affamando l'anima e arricchendo la nostra paura.

 
 
 

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